In ascolto dell’icona – n.10

Icona della Deposizione

 

Tutto è compiuto. Gesù vero Dio e vero uomo giace morto dopo essere stato deposto dalla croce:
“Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.” Is 53,5
Questa icona ha un rilievo fondamentale nella liturgia orientale, deve infatti essere presente sul corporale (Antimension in greco) utilizzato per celebrare l’eucaristia per significare che il pane consacrato è veramente il corpo di Cristo. Nella tradizione occidentale invece questa scena è stata la fonte di ispirazione per la Pietà.
Maria, figura della Chiesa, è quasi un tutt’uno con il Figlio. E’ come lo abbia di nuovo partorito nel dolore e si appresta ad avvolgerlo nelle fasce per deporlo nel sepolcro. I suoi occhi, a differenza di quelli degli altri personaggi, sono aperti. Nella fede già vede la luce del mattino di Pasqua che le darà ragione di tutta la sofferenza che ha provato. Le pie donne, in alto a destra, invece sono disperate. Piangono su Gesù e con Lui su tutti gli uomini che prima o dopo sono soggetti alla morte.
 

Il profeta Zaccaria aveva previsto tutto questo: “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento in Gerusalemme simile al lamento di Adad-Rimmòn nella pianura di Meghìddo. Farà il lutto il paese, famiglia per famiglia: la famiglia della casa di Davide a parte e le loro donne a parte;” Zc 12,10-12.
Non stupiamoci di questa reazione, anche Gesù è scoppiato in pianto di fronte alla tomba del suo amico Lazzaro. La fine della vita terrena mette ogni uomo di fronte alla sua limitatezza.

 
La croce nera che domina e sovrasta tutti i personaggi acquista dopo che il Cristo vi è stato innalzato un significato diverso, da strumento di morte fra indicibili sofferenze diventa il segno della vittoria sul male.
Entrando nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme troviamo subito la pietra dell’Unzione, sulla quale è deposto il corpo di Gesù, e a pochi metri di distanza possiamo vedere il Calvario con la spaccatura in cui fu eretta la croce ed entrare nel Santo Sepolcro che qui vediamo rappresentato dall’antro nero alle spalle di Giuseppe di Arimatea.

 

Luca nel suo Vangelo descrive questa scena: ”C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.” Lc 23,50-56. Giovanni , testimone oculare, aggiunge: “Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe.” Gv 19,39

 

Sia Giuseppe di Arimatea che Nicodemo, raffigurato in basso a destra, erano autorevoli membri del sinedrio, la suprema assemblea ebraica, creata da Mosè con i 70 anziani (Nm 11,16) che al tempo di Gesù era presieduta dal Sommo Sacerdote e composta da sacerdoti, scribi e anziani per un totale di 71 membri.
Giuseppe e Nicodemo sono ancora legati alla legge ebraica che non consente di toccare un cadavere, pena l’impurità, cosa non più significativa per Maria e Giovanni che sono già entrati nella nuova alleanza la cui “giustizia” è superiore a quella mosaica.
Al centro in basso vi è la sindone, il lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Gesù, corpo che a differenza dell’icona della Crocefissione appare con i segni della flagellazione. Possiamo anche facilmente riconoscere le cinque piaghe del Signore, oggetto della devozione di innumerevoli generazioni di fedeli e nel corso dei secoli impresse nel corpo di alcuni santi per significare il loro amore e il completo dono della loro vita a Gesù crocefisso.

 

Giovanni così descrive la ferita al costato: “Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.” Gv 19,32-34.
Papa Giovanni Paolo II così ne parla: “Il colpo di lancia attesta la realtà della morte di Cristo. Egli è veramente morto, com’era veramente nato, come veramente risorgerà nella sua stessa carne (cf. Gv 20, 24. 27).., dal Cuore trafitto di Cristo scaturisce la Chiesa. Come dal costato di Adamo addormentato fu tratta Eva, sua sposa, così – secondo una tradizione patristica risalente ai primi secoli – dal costato aperto del Salvatore, addormentato sulla Croce nel sonno della morte, fu tratta la Chiesa, sua sposa; essa si forma appunto dall’acqua e dal sangue – Battesimo e Eucaristia -, che sgorgano dal Cuore trafitto. Giustamente perciò la costituzione conciliare sulla liturgia afferma: “Dal costato di Cristo morto sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa” (Sacrosanctum Concilium, 5).

 

Restiamo anche noi in contemplazione di questo mistero, grati a Gesù per come ci ha amati e disposti a seguire l’invito di Giuseppe di Arimatea che indica a noi con la mano la croce come sola via di salvezza: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.” Mt 10,37-39.
Ogni cristiano infatti è chiamato ad essere partecipe della croce di Gesù per collaborare con Lui alla salvezza di tutti gli uomini.

Nelle ultime due immagini troviamo due esempi di Corporale bizantino Antimension, raffiguranti la scena della deposizione.

 

Paolo Matacchioni