In ascolto dell’icona – n.3

La Corona Misterica

 

L’uomo fin dalle sue origini si è posto il problema del tempo: il tempo passa inesorabilmente, ma allo stesso “tempo” ritorna su se stesso. Ogni anno infatti si avvicendano le stesse stagioni e le stelle ripercorrono i loro percorsi ma la nostra vita prosegue verso la sua fine. La tradizione ebraica, e poi quella cristiana, hanno fissato dei momenti particolari in cui abbandonare le solite attività di tutti i giorni per dare agli uomini, sia come singoli che come comunità, la possibilità di riflettere sul senso degli avvenimenti e di confrontarsi con la Parola di Dio per riceverne la “luce” necessaria per orientarsi nel cammino della vita al fine di raggiungere la perfetta comunione con Dio. L’anno liturgico con le sue feste, che il terzo comandamento ci invita a santificare, ci accompagna in questo percorso e ci dà l’occasione di rivivere i misteri di Gesù, dalla sua nascita nella pienezza dei tempi fino al suo ritorno nella gloria come giudice dell’umanità.

 

Cosa è il mistero? E’ l’irrompere del soprannaturale nella vita ordinaria, il divino che si rende accessibile e visibile all’uomo. La Corona Misterica rende presente questa dinamica, la sua circolarità ci fa rivivere ogni anno i principali eventi in cui si sono manifestati i misteri della nostra salvezza, e ci orienta verso il termine ultimo della storia: la venuta di Gesù nella gloria.
La chiesa orientale ha utilizzato la separazione dello spazio sacro fra popolo e presbiteri, chiamata “Iconostasi” per proporre alla venerazione dei fedeli le icone delle principali feste fisse e mobili dell’anno liturgico, nonché di Maria e dei santi. Il concilio Vaticano II, dando la possibilità di porre l’altare al centro secondo una antica tradizione della chiesa riportata da san Giovanni Crisostomo (vedi l’ufficio divino del secondo lunedì di quaresima), consente quindi di rivisitare l’iconostasi trasferendo le immagini in uno spazio circolare che circonda, avvolge e corona l’assemblea rendendo ancora più esplicita la presenza reale di Gesù nella Chiesa

 

A Gesù Cristo, il Messia, si riferisce il salmo 44: “Tu sei il più bello fra i figli dell’uomo”. Molti teologi e scrittori hanno sottolineato la profonda unione fra Verità, Bontà e Bellezza e come queste siano attribuibili a Dio e in particolare al suo figlio unigenito “E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.” 2 Cor 4,6

 

Quindi la corona misterica ci deve emozionare e trasmettere la bellezza, la consapevolezza di essere amati da Dio e salvati da Gesù Cristo, compito questo che l’arte cristiana ha sempre cercato di svolgere a partire
dalle iconografia bizantina, per passare alla rivoluzione estetica di Giotto che abbandona per primo i canoni tradizionali nel ciclo di affreschi della Basilica superiore di Assisi e da lì alla pittura rinascimentale e barocca tramite i grandi maestri che hanno impreziosito oltre ogni misura le nostre chiese con i loro capolavori.

 

Negli ultimi secoli questa spinta verso il divino nella cultura occidentale si è affievolita, sostituita dalla volontà dell’uomo di dominare la realtà tramite la scienza e la tecnica. Anche l’arte ha subito le conseguenze
di questa nuova prospettiva perdendo la sua ispirazione a rappresentare il divino per rivolgersi all’umano in tutte le sue sfaccettature che convergono inesorabilmente nella perdita di ogni senso e nell’angoscia della solitudine di cui l’urlo di Munch è forse l’icona più rappresentativa.

L’autore della Corona Misterica della nostra chiesa, il pittore spagnolo Kiko Arguello iniziatore del cammino neocatecumenale, ha voluto riprendere la tradizione bizantina, in particolare quella del più importante iconografo russo Andrej Rublev (1360-1430), e la ha riproposta in forma moderna assumendo alcune caratteristiche di alcuni dei principali maestri del secolo scorso (Picasso, Braque, Matisse) con lo scopo di ridare all’assemblea cristiana la possibilità di celebrare le liturgie in un ambiente in cui la bellezza ritorni a essere protagonista dell’incontro fra Dio e l’uomo.

 

Paolo Matacchioni

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