In ascolto dell’icona – n.12

Icona della Tomba Vuota

 

“Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto” Mc 16,1-6
Gesù è risorto. La Pasqua dell’antica alleanza nella quale il popolo di Israele era stato liberato dalla schiavitù dell’Egitto è stata portata a compimento per tutti gli uomini. Tutte le sofferenza, tutte le ingiustizie, tutti i peccati vengono sanati. La morte, vera signora dell’umanità, è stata sconfitta: “Dov’è, o morte, la tua vittoria?” 1 Cor 15,55
Le tre donne che si disperavano mentre Gesù veniva deposto dalla croce, sono ora al sepolcro per completare l’ultimo gesto di pietà sul suo corpo. Sono dette le “mirofore”, le portatrici di mirra, resina aromatica usata per imbalsamare i cadaveri in un estremo tentativo di mantenerne il più a lungo possibile la presenza evitando la corruzione della carne, esattamente il contrario a quello che la società propone oggi con la cremazione.

 

Arrivate al sepolcro non trovano quello che si aspettano. Un angelo, sulla destra, seduto sopra una gande pietra rotonda, con la mano sinistra indica il cielo, la dimora finale del risorto, e con la destra il sepolcro dove era stato deposto.
Maria di Magdala, l’unica fra le donne con l’aureola, a differenza delle altre, anche se non ha capito molto di quello che ha detto l’angelo si volge senza indugio indietro per portare subito l’incredibile lieto annuncio della resurrezione a Pietro e gli altri apostoli. Incarna in questo modo la Chiesa nel suo compito di annunciare a tutti uomini il Kerygma: “Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. …Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!” At 2,32.36
Va sottolineato che le donne non erano accettate come testimoni nei tribunali rabbinici, cosa riservata agli uomini.

 

C’è un parallelismo evidente fra questa icona e quella della Natività: il sepolcro e la grotta, la tomba e la mangiatoia, il lenzuolo e le fasce, le mirofore e i Magi con i loro doni. Quello che era stato preannunziato ora si è realizzato.
La mirra che hanno portato non serve più per ungere il corpo di Cristo ma non per questo è inutile. Da ora in poi verrà utilizzata per produrre il “Myron”, il sacro Crisma utilizzato per il
battesimo, la cresima e l’ordine sacro. Anche il nostro corpo è stato unto con questo olio santo a significare la nostra appartenenza a Cristo con cui condividiamo la morte e la vita come proclamato dall’epistola della veglia Pasquale: “Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.” Rm 6,3-5.
Le rocce sullo sfondo con due sommità e le ali dell’angelo rosse e celesti indicano che il risorto
è vero Dio e vero uomo.

 

Il sepolcro, che esce dall’icona quasi in modo innaturale è sovrastato dall’angelo con le ali distese. Ci ricorda l’arca dell’alleanza, il luogo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, che sul suo coperchio aveva raffigurati due cherubini. Ma il segno più efficace della presenza di Dio nella storia dell’uomo è dato ora dall’assenza del corpo del Figlio, risorto e uscito dalla tomba per incontrare personalmente ognuno di noi.
Al centro del sepolcro vi è la Sindone, il lenzuolo dove Gesù è stato avvolto e che per una provvidenziale grazia è arrivato fino a noi: «… della passione, della morte e della resurrezione testimone muto, ma nello stesso tempo sorprendentemente eloquente …» secondo le parole di san Giovanni Paolo II nel 1980 in occasione della sua visita a Torino dove è conservata.

 

L’apostolo Giovanni nel suo Vangelo racconta la sua esperienza diretta: “Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.” Gv 20,1-8

 

Un sacerdote di Tivoli qualche decennio fa si è domandato che cosa avesse visto di così strano Giovanni per credere istantaneamente alla resurrezione. Ha provato a tradurre il testo greco usando parole simili e si è trovato di fronte ad un senso diverso e molto più adeguato: il lenzuolo poggiava sul sepolcro come un sacco vuoto, mentre i sudario come se fosse inamidato era rimasto in posizione verticale. In altre parole Giovanni ha visto il lenzuolo e il sudario che avvolgevano il corpo di Gesù come li aveva lasciati la sera della sepoltura, solo che ora erano vuoti, il corpo di Gesù era semplicemente
sparito senza spostarli per uscire, cosa evidentemente impossibile da ottenere.
I primi cristiani, e gli orientali hanno mantenuto questa tradizione, non si auguravano Buona Pasqua, ma nel giorno della festa e fino a Pentecoste si salutavano dicendo “Cristo è risorto” ricevendo come risposta “E’ veramente risorto”. In altre parole: Ho sperimentato che il Signore Gesù ha agito concretamente nella mia vita strappandomi dalla morte e lo testimonio anche a te perché anche tu, avendo fede in Lui, possa fare questa esperienza.

 

Paolo Matacchioni