In ascolto dell’icona – n.4

Icona della Annunciazione

 

L’icona della Annunciazione rappresenta l’inizio della vita terrena di Gesù ed è la prima icona della Corona Misterica. La scena, che ben conosciamo, è quella descritta nel Vangelo di Luca e ha dato origine alla prima preghiera che abbiamo imparato da bambini, la più semplice e la più amata: “Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne …”. Anche nel Credo apostolico facciamo riferimento all’Annunciazione: “… e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo …”.
L’arcangelo Gabriele è inviato dal Padre ad annunciare a Maria l’evento centrale della storia della salvezza, l’incarnazione di Dio stesso, e ad attendere il suo consenso perché lo Spirito Santo possa far nascere in lei il Figlio. Gabriele, il cui nome significa Fortezza di Dio, nell’iconografia bizantina è l’angelo del Nuovo Testamento come Michele è l’angelo del Vecchio Testamento.
 

L’angelo ha in mano un sottile bastone di legno, è il segno che è un messo imperiale, un banditore che ha l’ufficio di annunciare il decreto del sovrano. Le sue gambe e i suoi piedi indicano che è in movimento, ha una missione da compiere. Le sue ricche vesti indicano la sua dignità e l’abbondanza dei carismi ricevuti, la sottile fascia che cinge i suoi capelli è un modo per indicare che, a differenza dell’uomo mortale, la sua mente gode della visione di Dio, la sua bocca è aperta per annunciare a Maria il mistero che sta per compiersi in lei, la sua mano la indica: Dio interpella proprio lei e attende la sua risposta. Le due dita in evidenza rimandano alle due nature, divina e umana, che avrà colui che sta annunziando.
San Bernardo nelle sue Omelie sulla Madonna così ne descrive la drammaticità, perché Maria è libera di accogliere o no il disegno divino: “Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch’essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano”.

 
Maria è seduta in trono con il capo leggermente reclinato e le mani aperte. E’ seduta in trono perché è la “Theotokòs”, la Madre di Dio, come ha affermato il concilio di Efeso nel 431; suo figlio Gesù riceverà il trono di Davide e il suo regno non avrà fine. Il capo, che annuisce, e le mani aperte indicano l’accettazione della volontà divina: “Ecco sono la serva del Signore”.
La posizione più alta rispetto all’angelo indica che la sua dignità è superiore. Maria infatti è la Regina degli angeli.

 

Secondo il canone, sul suo “maphorion”, manto in uso a Bisanzio che copre il capo e le spalle, ha tre stelle a otto punte. Tre stelle a significare la verginità prima, durante e dopo il parto; a otto punte per indicare che con Maria ha inizio l’ottavo giorno, il giorno ultimo della creazione redenta da Cristo che inizia il mattino di Pasqua e che il preconio pasquale così annuncia “… lo trovi acceso la stella del mattino, quella stella che non conosce tramonto”. Nelle icone di questa Corona Misterica vediamo solamente due stelle nel vestito di Maria, l’autore probabilmente ci invita a cercare Dio anche in ciò che è nascosto e non facilmente visibile come scrive il profeta Isaia “Veramente tu sei un Dio misterioso (absconditus). Dio di Israele, salvatore” Is 45,15.

 

Del resto la stessa parola “rivelazione” indica un mistero su cui per un attimo viene tolto il velo, per poi essere di nuovo “ri-velato”.
Sopra Maria vediamo la colomba in una nuvola azzurra e sopra ancora un drappo rosso, “Le rispose l’angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te. Su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” Lc 1,35, l’azzurro significa la natura divina, il rosso la natura umana di Cristo che come un ponte unisce la Gerusalemme Celeste (gli edifici sulla sinistra di colore giallo oro) alla Gerusalemme terreste (l’edificio sopra Maria).
Nei suoi “Discorsi” il beato Isacco della stella così si esprime: “Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità.”
Dunque anche la nostra anima, nonostante il peccato che abita in noi, è chiamata ad accogliere questo annuncio perché possa in lei essere generato Cristo, e possiamo quindi non vivere più per noi stessi ma per Colui che è morto e resuscitato per noi, realizzando così a immagine dell’arcangelo Gabriele, anche noi la nostra missione di annunciatori della salvezza per gli altri uomini.

 

Paolo Matacchioni

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