In ascolto dell’icona – n.5

Icona della Natività

 
L’icona della Natività è il prologo della storia della salvezza e rappresenta il compendio dei misteri della nostra Fede: l’Incarnazione, la Passione, la Morte e la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Diverse scene e diversi personaggi si intrecciano con lo scopo di farci partecipi della vita divina illuminando gli occhi della nostra mente per farci comprendere a quale speranza siamo stati chiamati e quale tesoro di gloria racchiuda la sua eredità fra i santi.
I magi salgono la montagna con i loro cavalli. Sono tre: un giovane, un uomo maturo e un anziano per indicare che in ogni stagione della vita l’uomo deve cercare Dio.
Si tratta della montagna messianica: Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. (Is. 2,3)

 

 

La montagna è alta, la sua cima è inaccessibile perché nessuno può arrivare a Dio con i propri mezzi. E’ invece Dio che si fa presente all’uomo tramite un bambino.
I magi sono guidati dalla stella, con tre punte per ricordare la SS. Trinità. Si trova sopra Gesù perché “ Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), non “venne” ma “veniva” per intendere che continua a venire anche in questo Natale e oggi “illumina” la nostra vita. “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno sopraffatta” (Gv 1,5)

 
Gesù nasce nella grotta che rappresenta le tenebre degli inferi, l’assenza di Dio, il mondo di Adamo ed Eva dopo la cacciata dal Paradiso. Dio, tramite l’Emmanuele, viene
ad abitare tra di noi “nelle tenebre e nell’ombra della morte”. E’ avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia che somiglia ad un sepolcro. Le fasce richiamano il sudario con cui sarà avvolto dopo la deposizione e che sarà indicato dall’angelo alle donne il mattino di Pasqua. Il figlio di Dio si è fatto uomo in vista della sua passione, morte e resurrezione. Il richiamo con l’icona della Pasqua è evidente.

 

Gli angeli, con le mani velate, contemplano il mistero dell’Incarnazione adorando Gesù, vero Dio, che per amore è divenuto vero uomo.
L’asino e il bue richiamano la profezia di Isaia : “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone; Israele invece, non comprende, il mio popolo non ha senno” (Is 1,5) I padri della chiesa hanno visto in loro i cristiani venuti dal giudaismo (bue) e quelli venuti dal paganesimo (asino).
I tre angeli sulla destra annunciano ai pastori l’evento straordinario e li invitano a recarsi ad adorare il Messia. Essi rappresentano noi, l’umanità che è chiamata ad accogliere la predicazione e a credere che Gesù è il figlio di Dio.

 
Maria è distesa, si sta riposando dopo il parto come si riposano tutte le madri, perché Gesù è veramente uomo. Il materasso tinta porpora (colore riservato all’ imperatore)è il segno della regalità di Maria, la Theotokos, la Madre di Dio. Maria si pone tra il fedele e Gesù : “Ad Jesum per Mariam”. Nessuno meglio di lei ci può aiutare e indicare la via nel nostro cammino verso Cristo. E’ immagine anche della Chiesa mediatrice fra l’uomo e Dio. Guarda con occhi accorati il fedele perché già vede le sofferenze del Cristo, sta meditando sull’intero piano della salvezza di cui la croce è l’elemento centrale: “Cristo morì per i nostri peccati …. ed è risuscitato per la nostra giustificazione.” (1Cor 15,34; Rm 4,25).

 
L’alberello, in basso a sinistra, ricorda la profezia di Isaia: “Un germoglio spunta dal tronco di Jesse” (Is 11,1) Il fonte battesimale ricorda il lavacro di ogni neonato dopo la nascita. Gesù è veramente uomo, Come afferma sant’Ireneo di Lione, “se non fosse stato uomo non ci avrebbe potuto salvare”.

 

 

In basso a desta vediamo Giuseppe che siede pensoso. L’inno Akathistos della chiesa orientale recita: “Con il cuore in tumulto fra pensieri contrari il savio Giuseppe ondeggiava”. La tradizione assegna il nome di Tirso al personaggio che dialoga con Giuseppe. Ma il tirso è il bastone rituale di Dioniso, dio il cui culto pagano (misteri dionisiaci) consiste nell’abbandonarsi ebbri di vino a orge sfrenate. E’ il tentatore che insinua il dubbio sulla verginità di Maria, che rinfaccia a Giuseppe di non essere il vero padre del bambino. Satana vuole avvelenare il nostro cuore per renderci incapaci di gioire per l’opera di Dio, instilla uno sterile scetticismo, insinua che servire Dio comporta privazioni e mancanza di libertà, vuole renderci schiavi della nostra razionalità e delle nostre passioni in modo da vanificare il dono della vera scienza. Giuseppe, nel quale ritroviamo i nostri dubbi di fede di fronte alle prove della vita, vince il tentatore. L’inno continua con la frase “Quando Madre ti seppe da Spirito Santo, esclamò: Alleluja!”

 

Il “Buon Natale” che siamo abituati a scambiarci il 25 dicembre è quindi l’augurio a vivere pienamente la nascita di Gesù lodando e ringraziando Dio che si è manifestato e continua a manifestarsi a noi, singolarmente e come comunità.

 

Paolo Matacchioni